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Ultrasuonoterapia

La terapia con onde ultrasonore in Medicina Estetica trova largo uso in associazione ad interventi invasivi

Gli ultrasuoni sono onde che si propagano con una velocità direttamente proporzionale alla densità del mezzo: se in aria si propagano alla velocità di 331 m/s, in acqua arrivano sino 1410 m/s.

 

Gli strumenti ad ultrasuoni sono, di fatto, generatori di onde ad alta frequenza, prodotte da cristalli piezoelettrici di Titaniato di Ba, o di Pb, o di Zr.

 

La vibrazione del cristallo piezoelettrico, indotta da una corrente ad alta frequenza, genera onde ultrasoniche che vengono assorbite e propagate dai tessuti in funzione non solo della densità, ma anche della struttura anatomo – morfologica degli stessi.

La profondità della penetrazione, infatti, è inversamente proporzionale alla frequenza di emissione e alla tipologia del tessuto, ad esempio: con una frequenza 1MHZ, la profondità di penetrazione nel sottocutaneo è di 7mm, nell'osso di 30 mm, nel tessuto muscolare di 37 mm.

Ben diverso è quindi l'assorbimento e l'attenuazione del fascio di onde quando queste vengono trasmesse al tessuto osseo, piuttosto che al tessuto muscolare, al sottocutaneo, o a una cavità.

 

In sintesi, l'interazione tra ultrasuoni e tessuti determina tre principali effetti biologici:

Meccanico: prevalente con onde di 2,6 Atm, alla frequenza di 0,8MHz e alla potenza di 2W/cm2.

Cavitazionale: per frequenze inferiori ai 50hz e potenze di 3W/cm2, si hanno bolle ad alta pressione che producono la rottura delle membrane.

Termico: incremento massimo della temperatura di +2/3°C della cute con sonde di 20 cm2 di superficie.

Quali applicazioni

L'impiego degli ultrasuoni in medicina estetica può essere circoscritto a tre target applicativi:

  • Ultrasound Assisted Liposuction (UAL)
  • External Ultrasound Assisted Bodysculpture (EUAB)
  • Transcutaneal Ultrasound Assisted Liposuction (TUAL)

 

La UAL impiega cannule eroganti ultrasuoni endocavitari, cioè con potenze e frequenze in grado di produrre la rottura delle membrane adipocitarie per azione diretta, sino a produrre una vera e propria lipoemulsione, di seguito aspirata.

Essa appartiene alla branca della chirurgia plastica per la sua invasività, per lo specifico livello di specializzazione e per la necessaria presenza di sala operatoria.

Il target della liposuzione con ultrasuoni endocavitari è mirato alla riduzione di  zone estese del corpo (tronco, arti inferiori e superiori con aspirazione di volumi importanti di lipoemulsione) e non al fine modellamento di un distretto. È stata oggetto di un acceso dibattito tra i sostenitori della tecnica e i suoi delatori che ne evidenziavano il costo strumentale eccessivo, l'incidenza del trauma sui tessuti non adiposi, il rischio di ustioni, il rischio di sieromi postoperatori, di edemi prolungati nel post intervento, ecc.

 

La EUAB rappresenta una modalità alternativa di somministrazione degli  ultrasuoni,  meno traumatica e più semplice nella pratica, in quanto condotta esternamente sulla superficie cutanea, mediante apposite sonde. L'indubbia efficacia clinica è correlata alle differenti modalità applicative, ovvero alla potenza e alla frequenza adottate, oltre alla preparazione del tessuto oggetto del trattamento.

Le frequenze di emissione sono variabili da 1MHz a 3MHz  e la potenza massima è di 3W per cm2 di superficie della sonda. La modalità di emissione è continua, o pulsata, in funzione della risposta tissutale.

L'uso di sonde a frequenza di 1 Mhz, ad esempio, indurrebbe un'azione principalmente “fibrolitica” piuttosto che “lipolitica”, con un rilassamento dei legami idrostatici tra gli adipociti e la rottura dei setti collagenici interlobulari.

Per frequenze di 3 Mhz, l'azione dell'onda è limitata essenzialmente al derma e allo strato superiore del sottocutaneo.

Le sonde vengono applicate sull'area da trattare, mediante un movimento circolare, lento e continuo, con l'interposizione di un semplice gel da ecografia, o di un gel conduttivo venotrofico, quest'ultimo particolarmente indicato nel post intervento chirurgico.

In genere si usano  sonde di 3 cm di diametro, da 1 e 2 MHz, 3W/cm2, durante la preparazione del tessuto. Le piastre  con 3-4 cristalli piezoelettrici vengono, invece, impiegate nella fase di mantenimento successiva ai trattamenti di rimodellamento.

Riassumendo, il trattamento ultrasonico superficiale è utile come supporto preliminare agli interventi correttivi delle adiposità localizzate e dei disturbi associati e, posto in associazione alla liposuzione, alle tecniche di pressomassaggio connettivale (endermologie, slimwave), o alle tecniche di elettrostimolazione, o alla pressoterapia sequenziale peristaltica, delle quali ne potenzia e ne completa l'azione. Tra le sue primarie indicazioni anche il trattamento locale delle articolazioni, affette da artrosi, o da blocco traumatico; in questo caso la frequenza adottata è quella di 1 Mhz.

 

La metodologia TUAL consiste nell'introduzione transcutanea di ultrasuoni ad alta frequenza, in tessuti abbondantemente infiltrati, mirando ai setti collagenici interadipocitari, alla quale fa seguito la successiva liposuzione tradizionale. Per l'infiltrazione si fa ricorso alla soluzione di Klein raffreddata, raddoppiandone il volume abitualmente impiegato nella liposuzione classica: circa 1 litro per aree di 30cm.X 30 cm. L'infiltrazione “abbondante”  risulta necessaria per la conducibilità delle onde sonore nel tessuto e per potenziare la “idrodissezione” del tessuto adiposo, con progressiva idrofibrolisi. I benefici della tecnica transcutanea, quali la riduzione di piccoli volumi e la relativa retrazione cutanea, si percepiscono proprio nei tessuti fibrotici, nelle lipoaspirazioni “secondarie”, nel rimodellamento dei contorni nei soggetti trattati per dermolipectomie estese. In molti casi, la qualità dell'aspirato adiposo, poco ematico e con un surnatante lisato veramente trascurabile, può essere oggetto d'innesto per lipofilling.

Quale strumento

La scelta ricade negli strumenti conformi alle Normative Europee CEI, approvate dal Ministero della Sanità: leggi 93/42 e successive per i dispositivi elettromedicali.

Gli strumenti, inoltre, dovrebbero disporre di uscite ospitanti una sonda e più piastre, a potenza e frequenza variabili, , per consentire il trattamento in contemporanea di più zone.

Si dovrebbe evitare l'impiego degli ultrasuoni nei pazienti portatori di protesi dentarie, o di impianti metallici, o di artroprotesi, o  placche di osteosintesi.

Da evitarne l'impiego, infine, in prossimità di organi o “parenchimi nobili” - fegato, ovaio, testicolo - mentre è controindicato nella gravidanza e nei portatori di pacemakers.

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