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La termografia cutanea

Analisi quantitativa della temperatura cutanea

La termografia consente di valutare l'estensione e la gravità del danno microcircolatorio cutaneo, e di riflusso di quello ipodermico, in base alle variazioni distrettuali della temperatura cutanea.

È un'analisi qualitativa di tipo funzionale e non ha la pretesa di misurare con precisione i gradienti di temperatura.

Essa tende a rivelare la presenza di aree subischemiche (aree fredde, ipodermia distrettuale), paraischemiche, o di aree affette da fenomeni di stasi capillaro-venulare (aree calde a gavoccioli venosi, ad occhio di pernice). Va sottolineato che le possibilità diagnostiche della termografia sono limitate al riscontro della microcirculatory maldistribution e che ogni altra attribuzione, nel campo delle pannicolopatie, è arbitraria e scientificamente infondata.


L'assunto, in breve, è questo: se arriva il sangue ai tessuti e si ha una rete vascolare integra e conservata, l'immagine termografica apparirà uniforme, sarà di colore blu e sarà indicativa di una fisiologica circolazione sanguigna.

Convenzionalmente, le immagini termografiche che si osservano nel corso dei diversi stadi evolutivi della PEFS, eseguendo le letture a livello del terzo supero-laterale delle cosce, possono venire classificate in quattro quadri termografici. Questi quadri o stadi  termografici non vanno confusi, nè corrispondono se non con approssimazione, ai quattro stadi istopatologici, secondo la classificazione PEFS. Piuttosto, il quadro termografico mostra in genere una cromaticità discontinua che va posta in relazione con i sintomi clinici, con il profilo anamnestico, l'ispezione manuale, l'esame obiettivo e strumentale.

Ad esempio, nella variazione abnorme della pastosità (edema e lipoedema distrettuali), appaiono aree estese normotermiche di diverso colore; mentre nella scabrosità  cutanea generalizzata, o localizzata, con colore della pelle grigio-giallastra, con cute pallida e fredda, si evidenziano alternativamente e con distribuzione topografica molto varia, le caratteristiche aree pluritermiche ad occhio di pernice, associate ad immagini ipertermiche di gavoccioli venosi o di laghi venosi.

La lastra termografica, quindi, può evidenziare piccole, o grandi aree dalle forme e dai margini  irregolari, dalle differenti tonalità cromatiche, dal marrone chiaro-brunastro, al giallo, al verde e al blù, espressioni di differenti condizioni cliniche frammiste tra loro.

Si suggerisce la lettura dell'Atlante Semeiologico.