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Lipolisi e lipoaspirazione

Il laser a diodi nella chirurgia estetica

Il trattamento chirurgico delle lipodistrofie è stato recentemente rivisitato, focalizzando l'attenzione su due target operativi: condurre l'atto chirurgico selettivamente negli strati adiposi e consentire la retrazione del piano cutaneo.

Il laser a diodi, con l'ausilio di fibre ottiche dal ridotto calibro (micron), risponde pienamente a questi obiettivi, poiché agisce sia nello strato superficiale del sottocutaneo, sia in quello profondo, inducendo non solo la riduzione dei volumi, ma anche la retrazione cutanea; il tutto in assenza di avvallamenti e di residui cicatriziali.

Tale tecnica chirurgica assume la definizione di Lipoaspirazione Superficiale Laser Assistita.

Rispetto alla liposuzione convenzionale, si osservano evidenti benefici estetici in ogni distretto corporeo:

  • è meno cruenta e invasiva, ovvero meno sanguinamenti ed ematomi;
  • produce il fine modellamento di piccole aree, quali quelle del sottomento, o quella brachiale, dove l'uso della cannula creerebbe il rischio di un danno strutturale;
  • produce l'effetto lifting e la riduzione dei volumi anche per zone e volumi estesi;
  • comporta tempi di recupero più ridotti nel post intervento;
  • consente un effetto termico prevalente, unitamente al minor effetto meccanico, con conseguente rapido reintegro delle funzioni tissutali;
  • in associazione alla chirurgia convenzionale, infine, può essere impiegata al termine della procedura chirurgica per ridurre gli avvallamenti e appianare gli esiti cicatriziali, prodotti dallo stesso atto chirurgico.

Quale laser

È noto che il laser lavora sui tessuti in funzione alla lunghezza d'onda e alla potenza emesse. I due parametri, unitamente al diametro delle fibre e al “cono di energia erogata” sono la discriminante strumentale per l'ottenimento del miglior risultato chirurgico. 

La potenza

È sufficiente poca energia (2-3 Watt) per produrre l'effetto termico desiderato ovvero la rottura della membrana adipocitaria, con liberazione del contenuto di lipidi dal suo interno sotto forma di emulsione oleosa, la quale sarà poi aspirata dalle cannule convenzionali da lipoaspirazione.

Si possono utilizzare potenze superiori, sino a 15 Watt ma la scelta è dipendente dalla risposta tissutale che si vuol ottenere e dai volumi di lipoemulsione previsti nell'unità di tempo.

 

L'energia emessa dal laser e poi veicolata dalla fibra all'interno del tessuto deve essere comunque tale da produrre la contrazione delle proteine fibrose (collagene ed elastina), ma non la loro completa demolizione, o carbonizzazione.

L'osservazione è fondamentale poichè regola la dose di energia massima (0.95 joule) per ottenere il fenomeno della retrazione cutanea, senza distruggere irreversibilmente le componenti strutturali.

La lunghezza d'onda

La matrice extracellulare è composta da proteine che formano un'intricata rete di macromolecole, all'interno delle quali sono imbrigliate la maggior parte delle cellule adipose, vasi ematici e linfatici, tralci connettivali, e altre componenti che devono essere considerate per selezionare al meglio il target laser chirurgico.

La ridotta invasività della tecnica risiede proprio nell'accurata scelta di una lunghezza d'onda (superiore ai 1400 nm), che ha come cromoforo corrispettivo, l'acqua e le cellule, non i vasi e i pigmenti.

L'irradiazione dell'energia nel tessuto, se rimanesse limitrofa all'apice della fibra per un diametro di 1,5-2mm, eviterebbe che le strutture della matrice non vengano “colpite” in profondità.

Ad un target morfologico specifico corrisponde il minor danno funzionale e, di pari passo, la maggior integrità del network vascolare e la capacità di recupero delle funzioni cellulari nel post intervento.

Le fibre

La fibra ottica ideale deve garantire alcuni fondamentali obiettivi: non carbonizzarsi a livello apicale, non dar adito a fenomeni di cessione (meglio quarzo-quarzo al massimo stato di purezza), essere sufficientemente flessibile per la manovra, consentire l'emissione apicale dell'energia per piccole e grandi aree (apertura numerica), sia in direzione trasversale che longitudinale all'asse della fibra stessa, infine, presentare una gamma di diametri variabili dai 200 micron sino ai 1000 micron. Sono queste le caratteristiche che si traducono nella miglior operatività e conduzione dell'atto chirurgico; nello specifico si ottiene:

“tunnelizzazione” del tessuto in funzione del target clinico. Tunnel dal calibro variabile, quindi, dal più piccolo per il fine modellamento, a quello più grande per la massima riduzione volumetrica di zone estese, con elevato spessore sottocutaneo.

Una flessibilità che ne impedisca il percorso in tessuti resistenti, ovvero il danno delle strutture anatomiche differenti dal sottocutaneo (fasce muscolari, ad esempio), e che ne  faciliti l'azione sia  nello strato superficiale del sottocutaneo, che in quello profondo.

L'azione sul tessuto è regolata dal principio “la miglior resa, nel minor tempo”. Il che implica una sezione della fibra e un'apertura numerica tali da produrre la massima lipoemulsione nel solo istante del contatto.

L'introduzione e lo scorrimento della fibra nel tessuto sottocutaneo avvengono con estrema rapidità. Pochi secondi di contatto fibra-tessuto sono sufficienti per la lipoemulsione e ciò salvaguarda l'integrità delle strutture limitrofe, cioè quelle adiacenti ai tunnel!

 

L'apertura numerica delle fibre

È un parametro poco noto ai molti, ma rappresenta una discriminante di non secondaria importanza. Una fibra piccola, ad esempio, ma con un'apertura numerica massima, aumenta la resa in lipoemulsione, riducendo nel contempo  il danno meccanico da scorrimento.

 

Lo strumento ideale

Il laser a diodi, che per sue peculiarità costruttiva dimostra la miglior efficienza energetica, diventa ideale per la procedura chirurgica, qualora possegga una lunghezza d'onda selettiva per il tessuto adiposo imbibito di siero e qualora mantenga l'effetto termico, circoscritto alla zona di contatto fibra - tessuto.

La tecnica chirurgica

Come sopra indicato, la tecnica di lipoaspirazione assistita con laser a diodi, prevede l'introduzione della fibra nello strato superficiale e profondo del sottocutaneo, in modalità dipendenti dal target clinico-chirurgico. Su adiposità localizzate non compromesse, si agisce preliminarmente nello strato profondo e, spesso, al termine della laser chirurgia, si ritorna in quello superficiale per stimolare la retrazione e conseguire una maggiore regolarità della superficie trattata. Le fasi della procedura chirurgica sono, qui, sinteticamente riassunte:

 

  1. Esame obiettivo con anamnesi, con ispezione, palpazione e manovre semeiologiche.
  2. Demarcazione delle aree, con il paziente in piedi.
  3. Antisepsi con il paziente in posizione ortostatica.
  4. Infiltrazione, con soluzione di Klein nella lipoaspirazione di grandi volumi, con o senza soluzione fisiologica + anestetico nella lipolisi selettiva di piccoli volumi.
  5. Posizione del paziente, in decubito ventrale, dorsale, laterale sinistro-destro, in relazione alla zona da trattare.
  6. Lipoaspirazione superficiale laser assistita, o laser Lipolisi selettiva, in funzione del target chirurgico. Per il migliore controllo della posizione e del movimento della fibra all'interno del tessuto adiposo, si raccomanda l'osservazione della luce emessa dalla punta della fibra; la luce che traspare da sotto la pelle.
  7. Aspirazione, indicata nella lipoaspirazione di grandi volumi, si realizza mediante cannule convenzionali, iniziando dallo strato profondo.
  8. Sutura delle incisioni, ove necessario.
  9. Post intervento, compressione moderata per 7-10 giorni con benda elastica, o tutina. Nelle successive 2-3 settimane, almeno 10 sedute di elettrostimolazione rassodante e di stimolazione fibroblastica ad infrarossi.

 

I distretti trattati

Viso, minima potenza e solo a livello superficiale, per stimolare esclusivamente la retrazione della cute.

Zona submentoniana, mediale, retroauricolare (bilaterale).

Arti superiori, area deltoidea e braccio (zone anteriori e posteriori)

Addome, sinistro, destro per l'addome superiore e per quello inferiore

Regione gluteo trocanterica, fianchi, faccia esterna ed interna della coscia,  zona sacrale, glutei.

Ginocchio, lato interno

Schiena, area dorso, superiore paramediale, scapolare, medio ascellare, a livello della cresta iliaca e infine, mediana inferiore lombo-sacrale.

Fianchi, grande trocantere femorale e creste iliache superiori.

Regione sacrale, area centrale della regione dorsale inferiore.