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La dietoterapia

La Nutrizione in Medicina Estetica

L'assunzione del cibo è regolata da variabili individuali, interne ed esterne, in sintesi, da fattori biologici, psicologici e socio-culturali. Tali variabili condizionano il comportamento alimentare, spesso inducendo stati di malnutrizione per eccesso e per difetto, anche nei soggetti che richiedono il solo miglioramento estetico.

Costoro ricorrono alla dieta, ma non spinti dalla consapevolezza di un decadimento dello stato nutrizionale, o da una malattia quiescente, quanto dalle pulsioni di bellezza e di efficienza. Gli stati emotivi negativi quali ansia, depressione, disturbi ossessivi e compulsivi, o gli atteggiamenti culturali rigidi e pseudo salutistici, o ancora, la diffusa dismorfofobia, si riscontrano frequentemente tra gli afferenti agli studi medico estetici; ma la spinta motivazionale è unica, è pressante, e si riassume nel binomio: diventare belli e magri!.

 

Questa motivazione porta a modificare la percezione del cibo e il consumo del medesimo sino a generare modelli dietetici squilibrati, monotoni, fobici e spesso carenziali.

L'anamnesi alimentare condotta nella prima fase della visita, conferma tali atteggiamenti.

Il paziente è portatore di una serie di elementi su cui il medico deve riflettere:

  • Il paziente è spesso in normopeso, o in sovrappeso, raramente obeso.
  • L'eccesso di massa grassa, qualora sia confermato, è solo localizzato ed è presente nel segmento inferiore del corpo.
  • L'attenzione è posta all'aspetto esteriore dei tessuti, più che alla morfologia degli stessi
  • Anche le complicanze - fleblogiche e angiologiche, ad esempio – sono viste come un danno dell'immagine e non come segno di patologia.
  • La maggior parte dei pazienti – donne innanzi tutto -  è da tempo in dieta restrittiva, cioè con apporti nutrizionali al di sotto di quelli raccomandati (LARN)
  • La percezione del cibo è prevalentemente fobica e dicotomica: il cibo ingrassa o brucia il grasso, depura, drena o intossica, fa  invecchiare o  ringiovanisce,  ti fa star bene con gli altri , con il partner o ti aliena dall'umanità.
  • L'assunzione del prodotto magico – integratori e dietetici in generale – è massima, in quanto elude la consapevolezza del problema e la necessità al cambiamento.

La riflessione su questi elementi, comuni alla maggior parte dei pazienti, porta ad un'unica conclusione: in medicina estetica non è facilmente accettata la dieta, quando proposta per la sola normalizzazione dello stato nutrizionale!

Se è vero che dieta è regola di vita, ebbene, i fattori sopra indicati regolano lo stile di vita della donna e, conseguentemente, l'approccio terapeutico dovrà tenerne conto. L'obiettivo di una corretta dieta è quello di aiutare l'individuo a identificare, a raggiungere e a mantenere nel lungo termine, ragionevoli cambiamenti dello stile di vita, purché siano in linea con l'aspettativa estetica. Lo stile di vita varia da soggetto a soggetto e adeguarvi il modello dietetico è spesso faticoso, ma comunque ottenibile, se il medico adottasse un simile percorso gestionale. Per ognuno si dovrebbe valutare il comportamento individuale, le cause che lo determinano e gli effetti conseguenti. L'analisi delle esperienze pregresse nella gestione del corpo – dieta, dietetici e trattamenti, ad esempio – appare essere la base per la miglior comunicazione del percorso nutrizionale.

Il soggetto va incoraggiato ad intraprendere un processo attivo di auto-monitoraggio e a individuare obiettivi ragionevolmente perseguibili e raggiungibili. I cambiamenti dovrebbero essere pianificati dal paziente stesso e valutati con estrema obiettività, lasciandogli la scelta della soluzione meglio compatibile con i suoi orari e le sue abitudini quotidiane. Per modificare la propria alimentazione occorre essere motivati e consapevoli della difficoltà nel conseguimento di progressi facili e costanti.

Occorre essere in grado di ascoltare i segnali del corpo e le pulsioni interne, occorre identificare le situazioni ad alto rischio, come il sentirsi male con se stessi, la fame, gli stati emotivi negativi, lo stress fisico, i pensieri e le idee negative, l'enfasi della magrezza. In conclusione, l'approccio terapeutico si basa sul modello bio psico-sociale, l'unico in grado di ricondurre l'individuo all'interno di una visione antropologica del cibo, dove il medico è colui che aiuta, il paziente è il vero co-terapeuta, e dove ciascun alimento è utile e benefico per star bene con se stessi e con la propria immagine.

La prescrizione della terapia dietetica

La dieta quando prescritta come soluzione del problema nutrizionale soddisfa una specifica richiesta di salute, in genere ben identificata e codificata dal curante.

Per l'obeso, ad esempio, il dietologo identifica nel calo ponderale e nella normalizzazione dei parametri, il principale obbiettivo clinico; mentre diventano secondarie le complesse ed estese aspettative dello stesso obeso, quando ricadono nel miglioramento estetico. In alternativa all'approccio clinico del medico, legittimato dalla conoscenza scientifica, orga­nizzazioni ed operatori commerciali si propongono con campagne pubblicitarie evidenzianti le 'porzioni miracolose', i facili dimagramenti senza alcun regime dietetico, le pillole diuretiche, i prodotti naturali per modellare il corpo, gli snack e i beveroni iperproteici.  Sono  proposte che trovano ampio riscontro nell'evoluzione edonistica del costume, perché proiettate a soddisfare soprattutto il claim di un'immagine migliore. La considerazione vale anche per il cibo: se vuoi venderne di più, aggiungi una silhouette perfetta al beneficio nutrizionale e il mercato ne gioverà.  

 

Nel settore estetico, questi prodotti possono determinare il decremento ponderale, ma non rispondono adeguatamente al problema clinico, risultando spesso soluzioni parziali, se non apportatrici di nuovi rischi patologici: rischio car­diovascolare e atteggiamenti ortoressici, o prebulimici, ad esempio. Se da una parte generano un'accettazione aprioristica, poiché distanti dai modelli costrittivi ( la dieta ad esempio é una regola vista come sacrificio), dall'altra impongono un continuo re-investimento nell'estenuante ricerca di nuove soluzioni da offrire; ma l'obsolescenza di siffatte proposte è assai elevata, perché regolata esclusivamente dalle leggi del mercato.

Tali osservazioni portano a definire la modalità dell'approccio medico estetico al problema nutrizionale.

Chi sopravvive alle logiche della domanda è colui che dilata l'offerta introducendo soluzioni sempre più globali (il beneficio clinico ed estetico) e sempre più scientifiche (la competenza  medica che “supera” il prodotto del mercato).

La terapia dietetica vincente, quella in grado di gestire il paziente per lungo tempo sino al successo finale, dovrà essere articolata sul binomio sani e belli.  Il target è perseguibile con facilità se la formulazione del regime alimentare avvenisse in funzione delle seguenti considerazioni:

  • non esiste un unico modello dimagrante di successo; in 100 anni, il mercato della salute ha proposto ciclicamente almeno 200 modelli dietetici. Il loro fallimento è evidente e risiede nella risultanza che la popolazione occidentale incrementa anno per anno la sua percentuale di sovrappeso.
  • Non esiste una dieta che sia mirata al modellamento distrettuale, ovvero che riduca specificatamente le adiposità del segmento inferiore del corpo, quelle trocanteriche, ad esempio.
  • Non esistono diete estetiche curative, nella stretta accezione del rapporto dose –effetto, cioè diete per  la pelle, per ringiovanire, per i capelli, per l'addome, tanto per citarne alcune tra le più diffuse inopinatamente.

Esiste, tuttavia, un approccio dietetico migliore sul versante clinico e comportamentale, che si traduce nell'aderenza allo stile di vita (lavoro, abitudini, preferenze, emozioni, cultura) e nell'aderenza ai principi che governano la salute dell'organismo (calorie, nutrienti, variabilità degli alimenti, moderazione nel consumo)

Esiste, inoltre, un follow-up nutrizionale di riferimento, sempre in ambito clinico e comportamentale, qualora l'attenzione a chi è in dieta, venga finalizzata alla riduzione delle complicanze organiche, conseguenti alla dieta stessa (deplezione proteica, deidratazione, adattamento metabolico, squilibrio elettrolitico) e alla riduzione dei disturbi da essa derivabili (restrizione rigida, ortoressia, pre-bulimia, pre-anoressia) Infine, la valenza del successo terapeutico sarà tangibile solo nel momento in cui il paziente non chiederà la dieta di mantenimento, o di ritornare a ciò che mangiava prima, ma adotterà spontaneamente la dietoterapia come quotidiana prassi comportamentale e come mezzo per sentirsi bene e accettati.

Quale dieta


Premesso che il raggiungimento del normopeso e la normalizzazione dei parametri clinici alterati costituiscono la priorità della prescrizione dietetica, si può conseguire tale obiettivo con modelli che, nella loro attenta elaborazione, svolgano anche un ruolo funzionale di tipo estetico.

Il razionale è il seguente:

  • Ridistribuzione nella giornata dell'energia assunta coi pasti, al fine di evitare che al digiuno diurno venga associato un abbondante pasto serale.
  • Elaborazione di modelli ipocalorici moderati, sempre prossimi al metabolismo basale, per evitare il fenomeno dell'adattamento metabolico.
  • Ripartizione dei macronutrienti al fine di ottenere una dieta essenzialmente ipolipidica, soprattutto penalizzando l'apporto di acidi grassi saturi e mantenendo, o incrementando, quelli insaturi.
  • Maggior apporto di nutrienti e di “non nutrienti” a valenza funzionale, quali DHA, PUFA in generale, Vitamine antiossidanti, Ca, Fe, K, Fibra solubile, fattori Prebiotici e Probiotici, fitosteroli, polifenoli, catechine, antocianosidi e altri antiossidanti.
  • Riduzione degli alimenti acidificanti (proteine animali, sale, inscatolati..) a favore di quelli alcalinizzanti (proteine vegetali, ortaggi, frutta e verdure in genere)
  • Erogazione di speciali regimi alimentari di supporto ai trattamenti estetici (chirurgici, laserchirurgici, adipoclasici, linfodrenanti..) non solo per potenziare la risposta al trattamento, ma anche per consentire il riequilibrio nutrizionale nel post trattamento.
  • Infine, formulazione di diete mirate al recupero delle funzioni metaboliche nei soggetti “resistenti”, perché caratterizzati da lungo tempo da un'alimentazione monotona e carente. Tanti fallimenti nel calo ponderale nascono proprio dalla negligenza anamnestica.

I punti suggeriscono la necessità del passaggio da un razionale dietetico energo - nutrizionale a uno di tipo metabolico-funzionale. La disamina dei princìpi che governano la dietoterapia antiossidante è di per se esplicativa delle ragioni sottese al razionale metabolico – funzionale suggerito. Le reazioni nelle quali sono implicati i radicali liberi coinvolgono molte strutture biologiche, lipidi, proteine, acidi nucleici e collagene provocando in esse notevoli cambiamenti come la perossidazione degli acidi grassi polinsaturi, la denaturazione di proteine ed enzimi, la modificazione della struttura degli acidi nucleici, la depolimerizzazione dei polisaccaridi, la degradazione del collagene, la formazione di molecole pro-infiammatorie, interessando sia l'ambiente intra-  che extra-cellulare.

Sono numerose, inoltre, le evidenze sperimentali che mostrano come i radicali liberi favoriscano l'ossidazione della componente lipidica delle lipoproteine a bassa densità (LDL), contribuendo all'accrescimento della placca ateromatosa. E ancora, attraverso la loro azione citotossica diretta, favoriscono la lisi dei macrofagi e il danneggiamento delle cellule endoteliali con conseguente perdita dell'integrità anatomica e funzionale dell'endotelio, stimolo all'ulteriore al reclutamento di monociti e alla proliferazione di cellule muscolari lisce. E' stato inoltre evidenziato che l'ossidazione delle HDL ridurrebbe la loro capacità di favorire la rimozione di colesterolo. Quindi l'ossidazione delle lipoproteine potrebbe sia favorire l'accumulo, che ridurre la rimozione di colesterolo, dalle lesioni ateromatose.

Da questo quadro emerge l'importanza di un ripristino delle funzioni cellulari metaboliche e vascolari, all'interno del network tra cellula e vasi, come d'altra parte emerge in tutta la sua evidenza che qualsiasi trattamento esterno, di natura estetica, rimanga un puro camouflage estemporaneo. Le considerazioni, nello specifico, portano all'ipotesi antiossidante, basata sull'osservazione che nel nostro organismo sono normalmente presenti quelle sostanze antiossidanti che hanno il compito di neutralizzare, globalmente o in parte, gli effetti negativi derivanti dall'attività dei radicali liberi.  Secondo alcuni autori una carenza relativa, o assoluta, di questi antiossidanti potrebbe in parte spiegare la maggiore suscettibilità di un individuo, rispetto ad un altro, a sviluppare la malattia. Per le loro caratteristiche, gli antiossidanti non agiscono in modo indipendente l'uno dall'altro, ma fanno parte di un sistema che si attiva in modi e compartimenti diversi e che si potenzia e si completa grazie ad ognuno di essi. Si tratta di un sistema integrato, in cui ogni elemento ha la sua importanza. Non a caso la vitamina E agisce in ambiente lipidico, la vitamina C in quello idrosolubile, il beta carotene agisce a pressioni parziali di ossigeno più basse rispetto alla vitamina E, come seconda linea di difesa, dopo l'esaurimento di quest'ultima. Per di più il sistema si auto mantiene attivo, dato che la vitamina C ricostituisce la forma attiva della vitamina E. Giova ricordare, a questo punto, che gli alimenti apportano anche “non nutrienti”, quali i polifenoli, le catechine, e taluni glucosidi con poteri antiossidanti superiori rispetto alle vitamine su indicate. Il potenziale ossido-riduttivo dell'organismo viene quindi mantenuto non da un solo elemento antiossidante, ma da numerosi composti che si integrano tra loro, secondo le diverse aree di influenza e secondo la capacità di neutralizzare, in maniera elettiva, diverse specie di agenti e di fenomeni ossidativi. Tale complessa interazione tra molecole e enzimi, con funzione antiossidante,  riconduce alla necessità di una dieta mirata e non di una dietetica integrativa che, per quanto attenta, risulterebbe sempre parziale. Sulla base del razionale è quindi possibile conseguire una dieta dimagrante, o ad esempio ipo-colesterolemizzante, con in più la valenza estetico - funzionale. Enfatizzando l'apporto dei nutrienti e dei “non nutrienti” sopra menzionati si facilitano alcune funzioni dell'organismo, quali quelle di difesa, di eliminazione e di scambio metabolico. Ne consegue che la dieta funzionale supporta il medico nei trattamenti antiaging, antiossidanti, diuretici e linfodrenanti; ma con una terapia che “nasce dall'interno dell'organismo”!

Vale a dire che questa dietoterapia, proprio perché garante di un'estrema variabilità in “alimenti funzionali”, è fonte di macro e micronutrienti e di non nutrienti tra loro sinergici e con la più alta biodisponibilità. In quest'ottica la valenza nutrizionale della dieta è superiore e non comparabile alle ridotte attività degli integratori, anche se numerosi e attentamente prescritti. Basti pensare che mediante l'approfondita selezione degli alimenti è possibile prescrivere una dieta dove, per 1500 calorie, si danno ben 1,3 grammi di antiossidanti naturali e biodisponibili... ..e in questo la dieta mediterranea ci dà un grande aiuto! Le stesse osservazioni sulla indispensabilità della  dietoterapia funzionale e selettiva, valgono anche per altri target, quali quello, drenante, antiaging, alcalinizzante e metabolico. Al di là dello slogan che la bellezza nasce dall'interno, queste diete comunque rispondono alla maggior domanda per il miglioramento estetico.